Esame con valutazione in diretta

esame con valutazione in direttaMentre sto guidando, vedo il comportamento degli altri automobilisti e, con uno sguardo, mi accorgo della loro abilità alla guida:

  • Vanno piano ma affrontano con decisione curve, incroci ecc.? Vuol dire che sono esperti ma prudenti.
  • Ondeggiano a destra e a manca, invadendo talvolta la corsia opposta? Probabilmente stanno messaggiando con il telefonino.
  • Vanno in fretta, stando appiccicati al posteriore delle altre auto, come se volessero spingerle? Chi guida non sa regolarsi con gli orari, ha una cattiva programmazione e cerca di rimediare, mettendo a rischio la propria e l’altrui incolumità.
  • Vanno veloci, sgusciando abilmente tra un auto e l’altra? Sono bravi nella guida, probabilmente sono piloti esperti. ma avventati nella vita, non tengono conto che il resto del mondo non sta disputando una gara con loro.
  • Vanno lenti, a scatti, tirando le marce? Possono essere inesperti alle prime armi o…. vecchissimi…. alle ultime guide.

La stessa modalità la si può applicare a qualunque altro campo: calcio, cucina, artigianato ecc. Per chi è del mestiere basta uno sguardo per scoprire il livello di abilità di un altra persona in quel campo. Poi, approfondendo, lo stesso metro di giudizio si può contestualizzare (nell’esempio dell’automobilista, oltre al comportamento alla guida su strada, si analizzerà l’abilità di parcheggio, di manutenzione del veicolo, di conoscenza delle regole e dei segnali stradali ecc.).

Nella valutazione dell’alunno un docente “professionista” dovrebbe comportarsi in modo simile, valutando l’alunno in base alla sua personale esperienza e osservandolo agire ed operare nel contesto. Vi possono essere dei momenti in cui l’alunno è lasciato a sé, oppure è esaminato con dei test oggettivi sulle conoscenze teoriche, ma la valutazione principale deve essere costruita con l’osservazione dell’atteggiamento e del comportamento operativo.

matematica moltiplicazioniAd esempio: osservando lo sviluppo di alcune operazioni sulle tabelline (100 moltiplicazioni da eseguirsi in 10 minuti), si può notare come l’alunna abbia eseguito le operazioni con una particolare metodologia: prima ha svolto le moltiplicazioni nell’ordine con cui le sono state presentate (i primi 50 calcoli sono stati eseguiti in meno di 5 minuti), poi, sentendosi stanca e vedendo che il tempo iniziava a scarseggiare, rendendosi conto di non poter risolvere tutto entro il tempo stabilito e notando che i calcoli iniziavano ad essere più complessi, con rapidi sguardi ha cercato e risolto i calcoli più facili, riservando i più difficili per ultimi, per ottenere il massimo numero possibile di risultati utili in 10 minuti.

Se il docente osservasse solo l’elaborato finale, non comprenderebbe il metodo operativo applicato dall’alunna; invece, vedendo “in diretta” in quali calcoli e con quale atteggiamento l’alunna ha cercato di risolvere i problemi e notando come la stessa ha gestito l’affanno del test (postura, ritmo respiratorio, momenti di distrazione ecc.), potrebbe valutare il grado di competenza in maniera globale, non solo nozionistica.

L’insegnante è un allenatore, formatore, il suo compito è di aiutare la persona a raggiungere l’obiettivo della preparazione in materia.

Non dovrebbe esistere la punizione per il voto negativo, perché, se ci si rende conto dell’importanza della materia (qualunque essa sia, in quanto non esistono materie inutili), la punizione è già il fatto di non averla imparata. Lavorando sul metodo globale e non sul nozionismo l’insegnante può ottenere migliori risultati perché individualizza l’intervento, personalizzandolo.

Ovvio che questo comporta un lavoro dedicato, nel quale si deve accantonare l’idea dell’insegnamento frontale, cattedratico, più comodo e semplice per il docente, perché scarica sul discente l’onere di riuscire a capire, studiare e imparare i concetti teorici, mettendoli in pratica, senza essere guidato personalmente nell’apprendimento.

Articolo correlato:

Apnea digitale: trattenere il respiro durante la scrittura

FacebooktwitterpinterestlinkedintumblrFacebooktwitterpinterestlinkedintumblr

4 commenti

  • Lord Charon ha detto:

    Ovviamente si sta parlando del paese dei balocchi…
    In Italia i costi di gestione della scuola non permetteranno di intraprendere seriamente una tale strada.
    All’estero, tipo Usa, in cui la competizione è unico metro per emergere, credo che tale metodo sia già praticato da moltissimi prof di high school o college (non bisogna dimenticare che in America al college lo studente può scegliere le materie che seguirà, e questo incide già molto positivamente sul fattore motivazionale personale: mi impegno su qualcosa che mi piace ed in cui credo. Naturale che i risultati non siano neanche lontanamente paragonabili al nostro attuale sistema scolastico, fatto di abbandoni prematuri o frustrazioni provocate da malcontento e rapporti di imposizione sui contenuti da studiare.
    Classica domanda dello studente medio italiano: a che mi serve studiare questo particolare argomento o materia, prof?
    Senza la motivazione e l’entusiasmo personale, la barca non può salpare per mari lontani.

  • admin admin ha detto:

    Come per molti altri articoli che sto pubblicando in questo periodo, gli argomenti sono tratti dai corsi di aggiornamento che la scuola italiana sta istituendo per modificare la didattica, quindi si va in questa direzione anche da noi. Per il momento il processo è lento e complesso, ma l’idea in proiezione futura è comunque verso una globalizzazione dell’insegnamento ed una valutazione della persona come competenze e conoscenze spendibili in progetti di vita, anziché una preparazione prettamente nozionistica.

  • Lord Charon ha detto:

    La mia non voleva essere una critica nei confronti dell’articolo che, anzi, ritengo esprima l’essenza del rapporto tra “maestro ed allievo”, in qualsiasi campo relazionale esista un tale rapporto (per esempio insegnante di calcio ai ragazzi di una squadra), non solo in ambito scolastico.
    La critica è nei confronti dell’applicabilità in termini italiani. La scuola italiana, per come la si conosce dai tempi di Croce, è sempre stata incentrata sul rapporto uno (maestro) che gestisce e valuta i molti (allievi della classe). Questo sistema, nonostante le inclusioni degli ultimi 20-30 anni per tener conto delle diverse abilità e specialità degli studenti, è ancora basato sulla valutazione temporale: a tempi stabiliti l’insegnante devi “rendicontare” caso per caso l’andamento di ogni singolo allievo.
    Poichè è la valutazione il nodo centrale da sciogliere, per riuscire ad andare verso un rapporto insegnante-allievo più aperto, meno rigido (“tu allievo studi questo argomento perchè è nel programma della materia”), sarebbe necessario ripensare interamente l’esperienza dell’insegnante in classe, magari partendo dal fatto che il lavoro potrebber essere svolto meglio se in ogni classe ci fossero contemporaneamente due insegnanti (che potrebbero alternarsi in compiti di guida globale e sostegno individuale).
    Questo però, come esordivo nel commento precedente, può avvenire solo nel paese “dei balocchi” in cui la scuola sia vista come una risorsa di crescita, ossia, detto in parole semplici e dirette, in cui ci sia l’intenzione di investire economicamente nella scuola, e non considerarla come una voce di spesa da tagliare (ecco perchè la Finlandia sta discutendo questa pratica di insegnamento olistico, in cui la valutazione non è più il momento centrale di sintesi del percorso).
    Che poi anche in Italia si vada in quella direzione, è solo fumo negli occhi: se si vuole rendere meno importante il concetto di valutazione nei confronti degli allievi, a che serve allora introdurre la valutazione stessa degli insegnanti?
    Piuttosto si offrano dei percorsi di formazione e rinnovamento della didattica, si dia più fiducia e libertà su metodologie e sistemi di valutazione e, connesso a questo, si attribuisca meno importanza ai voti e a tutti quei momenti in cui i voti di una o più materie sono ambito di discussione e confronto (i consigli di classe, per esempio, a che servono se, durante il loro svolgimento, insegnanti di materie diverse si confrontano su uno stesso ragazzo, che però viene visto da ambiti e punti di vista completamente diversi? Certo, può essere un momento di crescita anche per gli insegnanti stessi, se non pemangono chiusi nelle loro convinzioni ed accettano anche le osservazioni dei colleghi). In molte scuole il “pagellino”, ossia la valutazione intermedia di tutte le materie, rappresenta ancora un momento importante, per non parlare di scrutini di fine quadrimestre…
    Ma per valutare un processo di formazione in intinere continuo, l’insegnante dovrebbe essere sempre “sul pezzo”: come può una persona (umana) gestire classi sovrafollate e gestirne “bene” anche fino a cinque (classi)?

    Queste sono mie opinioni personali sullo stato attuale della scuola italiana.
    Condivido invece pienamente l’articolo del prof. Sapetti che, anzi, cerca di far “vedere” e capire quello che dovrebbe essere il rapporto dell’allievo nei confronti del maestro: un rapporto di crescita, personalizzato sui tempi particolari di ogni allievo, e quindi un rapporto fluido, dinamico, fiorente, non impositivo, ma collaborativo, legato molto meno all’applicazione di regole (rigide) ed imposizioni, ma volto maggiomente alla creatività e ad incanalare le migliori energie umane per giungere ad una meta espressiva condivisa (nella buona pratica l’insegnante è sempre meno figura centrale, ma diventa un sostegno al ragazzo che impara a diventare, piano piano, insegnante di se stesso: questo gli permetterà nel tempo sia di superare il “maestro” originale, ma anche di poter diventare, egli stesso, “maestro” per le future generazioni).

    Un sorriso a tutti l lettori, presenti, futuri (e passati).
    Il sorriso è la migliore fonte di creazione di energia, ossia di buon’umore, fondamentale per ogni processo, che sia di trasformazione od anche solo di semplice mantenimento di uno stato acquisito.
    Sorriso interiore (pace nel cuore) ed armonia esteriore.

    Termino con questa citazione.
    Sherlock Holmes afferma (Elementary s3ep.24):

    “Che cosa è l’esistenza se non l’assorbimento e la reazione ai dati che l’universo presenta?
    La verità può essere colta oppure travisata col nostro costante e considerevole turbamento.”

    Quindi, a maggior ragione, è fondamentale sorridersi interiormente (portare ed avere pace nel cuore) e armonizzarsi esteriormente con l’ambiente, portando un sorriso esteriore anche con sè, utile per ogni occasione di turbamento proprio o altrui.

  • admin admin ha detto:

    Nel Giappone della fine del XIX secolo inizio XX Gichin Funakoshi, (poi fondatore del Karate moderno) codoceva come assistente con l’insegnante titolare

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.