Essere Pitagora e non essere Parmenide con la Grafologia Moderna

Dalla lezione che svolsi stamani a scuola, traggo lo spunto per una riflessione filosofica sull’applicazione dei concetti fondamentali di Pitagora e di Parmenide alla Grafologia Moderna.

Per semplificare il discorso e renderlo adatto ad una più vasta utenza, semplifico le due teorie filosofiche:

Pitagora:

  • Il Numero è l’origine di Tutto.
  • I numeri si dividono in due opposti: i pari e i dispari.
  • Quando si raddoppia il numero 1, si ottiene il numero 2 (pari), ma in contemporanea, si ottiene anche il numero 3 (dispari)
  • Dal passaggio dall’unità (tutto in un solo punto), al dualismo, si creano automaticamente tutte le infinite altre possibilità numeriche.

Parmenide:

  • Tutte le cose sono 1 e 1 è tutte le cose.
  • Al di fuori dell’1 non c’è il non essere, cioè il nulla.

In entrambe le visioni, con dinamiche diverse si mette in evidenza il rapporto tra ciò che è tangibile, misurabile, valutabile, quindi ciò che è conoscibile con la coscienza, e ciò che non può essere conosciuto, è intangibile, incommensurabile, incomprensibile.

Pitagora però nel suo schema rappresenta graficamente che vi è un rapporto tra “essere” e “non essere”, portando a coscienza l’inconoscibile.

In che modo? Il primo quadrante per i nostri sensi è completamente vuoto, qualunque cosa vi possa “essere” per noi non esiste. Ma già nel secondo quadrante, per poter rendere visibile il numero 1, occorre scrivere il punto su uno sfondo vuoto (nero su bianco). Quando poi si passa al triangolo, contenente i numeri 1 – 2 – 3, in contemporanea, i tre punti sono visibili a forma triangolare perché sono contenuti sul supporto di colore opposto (di nuovo nero su bianco).

Così è la scrittura:

  • Tutto lo spazio vuoto del foglio è relativo al substrato (sostenente, passivo, ricettivo, accettante).
  • Tutti i tratti grafici sono vergati secondo l’espressione cosciente della volontà: si desidera fornire una comunicazione scritta e quindi si tracciano dei segni secondo delle regole (si incide, si approfondisce, si seguono dei percorsi, si svolge un processo logico consequenziale, ci si orienta nel dinamismo spaziale).
  • Ciò che è vuoto, se si prendono in considerazione le qualità suddette, è relativo all’aspetto femminile, materno ed inconscio della persona.
  • Ciò che è scritto, sempre in base alle qualità suddette, è relativo all’aspetto maschile, paterno, conscio della persona.

Come nei sogni, così nella scrittura, l’inconscio (inconoscibile, intangibile) si concretizza in simboli (onirici o grafici) che divengono interpretabili.

Il “non essere” esiste ma è intangibile, lo si può desumere e interpretare osservando il dinamismo dell’essere nel tempo e nello spazio, tramite l’esame della personalità tratta dalla scrittura, si crea un ponte, anche metafisico, tra universi compresenti l’uno all’altro ma dislocati su piani differenti di coscienza:

  • Un piano terreno (coscienza) (l’effetto che vive nell’essere)
  • Un piano ultraterreno (volontà) che è sinonimo di anima (la “causa” che vive nel “non essere”).

Stare sulla soglia tra l’immanente e il trascendente permette al grafologo di visionare la “personalità” al di là della fisica, raccordandosi altresì profondamente anche con il karma.

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