Grafologia: il fonetismo dell’italiano scritto

Il grafologo che desideri notare qual è stato il riferimento emotivo del soggetto scrivente verso una certa lettera o sillaba, deve applicare in contemporanea, su due piani di livello differenti le nozioni legate al simbolismo grafico (corpo di scrittura, allunghi superiori, allunghi inferiori ecc.) e quelle relative alla trasposizione del suono in scrittura (fonetismo grafico).

L’approccio emotivo, l’evocazione di sentimenti e ricordi profondi quando si pensa ad una certa parola (quindi ad una peculiare articolazione sonora), resta impresso nella scrittura e la Grafologia Moderna può darne delle interpretazioni caratterizzanti una certa personalità, ma il grafologo deve fare attenzione al tipo di “suono primordiale” e non alla regola ortografica.

Il suono “K” (Ch aspra, gutturale) è un suono che ancestralmente ha un rapporto simbolico con la ricettività femminile (simbolo della coppa vuota, associato all’accoglienza nutritiva, passiva, energica dell’utero materno). Nell’alfabeto italiano per scrivere questo suono si utilizza spesso la “C”, cioè la stessa lettera dell’alfabeto che serve per scrivere il suono “Ci” (la C dolce, palatale). Davanti alla vocale “U” la “C” può essere talvolta sostituita dalla “Q”, creando ulteriore confusione in chi proietta in modo simbolico il suono (quindi l’idea legata al suono) sulla carta.

Alcuni esempi (tratti dalle lezioni di Stenografia):

Doppia Q – in italiano si scrive in 3 modi diversi:

  1. CQ – è il metodo più frequente (es. acqua)
  2. QQ – nella parola soqquadro
  3. CC – nella parola taccuino.

SC – in italiano cambia suono a seconda delle lettere successive:

  1. Palatale (es. SCi): scendere, sciabola, sciogliere ecc.
  2. Gutturale (es. SCh): scatola, scrivere, ascoltare ecc.
  3. Gutturale con suono Q: scuola
  4. Suddiviso in due suoni S-Ci: scentrare, scervellarsi

GL – in italiano anche queste due lettere formano un suono:

  1. Palatale: foglia, aglio
  2. Gutturale: globo, guanto

Si comprende dunque che se si analizzasse la famosa “lettera G” (che la grafologia tradizionale, correttamente, lega al simbolismo della sessualità, avendo un occhiello sulla base della scrittura e un’asola negli allunghi inferiori), bisognerebbe approfondire l’esame, tenendo conto del suono espresso dalla G in quella particolare parola (e anche in quel particolare contesto).

Infatti pronunciare la parola “glicine” o pronunciare la parola “foglia” implica il movimento di zone corporee diverse (la prima è una pronuncia gutturale, la seconda è palatale); inoltre in glicine la “G” è iniziale di parola, in foglia è in corpo di parola, cambia quindi il simbolismo temporale (inizio di parola: legame con il passato; fine parola: legame con il futuro).

L’esame sensoriale della scrittura permette al grafologo di applicare la propria empatia a qualunque simbolo grafico, indipendentemente da posizione e forma, perché analizza in se stesso, con sensibilità, ciò che la grafia gli suggerisce, entrandoci in sintonia (respirandola). Ma per conferma, sarebbe opportuno che poi vi fosse un ragionamento tecnico a supporto dell’intuizione sensoriale, in modo da rendere oggettivo il dato acquisito.

Questo approfondimento didattico è utile anche per spiegare perché alcune lettere sono scritte in modo differente in parole diverse o in punti diversi del testo: chi scrive, inconsciamente, traccia quel segno che più gli è congeniale per trasporre nel gesto grafico la sua personalità, la reazione emotiva evoca il simbolismo fonetico ancestrale e “colora” la scrittura, facendo scegliere forme grafiche diverse per la stessa lettera.

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