Dopo 90 anni trova lo sguardo del bisnonno “americano”

Incredibile lo stupore che mi ha colto quando il mio sguardo si è posato su quel quadro: il mio bisnonno Luigi era là, su uno scaffale del Mercatino del Riuso di Cavagnolo: mi stava osservando!

Gli operatori del Centro del Riuso di Cavagnolo, punto di raccolta della Cooperativa Arcobaleno (i cui profitti sono destinati a persone svantaggiate) tra gli altri importanti oggetti che da loro trovano una continuazione di “memoria e di vita” avevano selezionato anche un quadro con la fotografia di un uomo e in basso quella di una donna.

Quelle stesse immagini, con la stessa grande fotografia di lui e quella piccola, in un angolo, di lei, l’ebbi vista per tanti anni nella casa di mio nonno Ciali, nato in Alabama nel 1903, trasferitosi con la famiglia a Lauriano nel 1908. Erano la fotografia di suo papà Luigi e di sua mamma Maria Gilda.

Chi erano?

Viarigi Luigi nacque ‘n Pagnà, una frazione di Piazzo, nel 1871; a 17 anni emigrò negli Stati Uniti, andando a lavorare nelle miniere dell’Alabama. Tornò a Piazzo dieci anni dopo, in tempo per sposarsi con la giovane Maria Gilda Cha, figlia (figlia dell’ultimo sindaco di Piazzo che poi divenne frazione di Lauriano).

Entrambi partirono di nuovo per Blocton, in Alabama, dove nacquero cinque dei loro dieci figli.

Mentre Luigi lavorava in miniera, Maria Gilda, prima da sola, poi con l’aiuto di Mary, la figlia primogenita, gestiva un piccolo negozio di minuterie. L’incendio della casa, di legno, li obbligò ad un cambiamento radicale: tornarono in Italia, andandosi a stabilire a Lauriano.

Luigi, oltre ad una piccola produzione agricola e a dei vigneti con uva clinton portata dall’America, con il carro trainato dal cavallo trasportava legna a Torino; Maria Gilda ebbe a lungo un negozietto di alimentari annesso alla casa.

Luigi, invecchiato precocemente a causa della polvere di carbone respirata e di un incidente sul lavoro (caduto sotto il carro, una ruota gli era passata sulla cassa toracica) morì nel 1939. Maria Gilda gli sopravvisse a lungo, gli anziani del paese (allora bambini) se la ricordano ancora tornare dalla collina, curva sotto un grande fascio di erba per i conigli o di sterpi per accendere il fuoco. Morì a 90 anni, nel 1970 avendo ancora il tempo di raccontare tante storie della sua vita avventurosa a nipoti e bisnipoti.

Questa mattina, per caso, portando un carico al Centro del Riuso di Cavagnolo, ho messo una canottiera con la scritta “Alabama” (avendo quell’origine, quando ho l’occasione mi piace vestirmi con “la memoria dei miei antenati indosso”), mai però mi sarei aspettato di trovare lo sguardo del bisnonno Luigi osservarmi da un mobile del Centro, messo con cura in bella mostra dagli operatori che dedicano il loro tempo, lavorando con zelo e precisione, come se per loro fosse una missione poter salvare il ricordo di chi utilizzò oggetti quotidiani, di chi dipinse quadri, di chi venne fotografato in un’epoca in cui ogni fotografia era rara e preziosa, in modo che il “cestino non sia svuotato, bensì valorizzato”. Quando ho raccontato loro questa storia, ci siamo quasi commossi… Grazie.

L’articolo su “La Voce”

 

 

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