In cammino al mattino verso Bodincomagus

Euscarbio e la giovane nipote Leucamara, al mattino, tornano verso Bodincomagus, il villaggio celtico che poi diede origine a Lauriano.

Dalla posizione dell’ombra si vede che è mattina, i cereali sono ancora in crescita, con le spighe acerbe, è perciò primavera. Sulla collina si vedono dei vigneti. La vite fu portata in zona dai romani, insieme all’olivo (nelle colline intorno al lago di Viverone, territorio che riforniva di olio Eporedia, cioè Ivrea, Vercelli e Industria) e ai capperi, tutt’ora presenti in alcune zone di nicchia a Piazzo di Lauriano (oltre che a Piverone).

La strada è ben più di un sentiero, è fatta in pietra, dovrebbe essere quindi quella che ora collega Lauriano con Moriondo, la pendenza è diversa dall’attuale, ma in tempi recenti una parte di collina fu tagliata per rendere il tragitto meno impervio.

Verso est si vedono le mura dell’oppidum di Bodincomagus, con una torre di avvistamento, sono adiacenti al Rio (attuale Rio di Abramo), sullo sfondo, proveniente dalla zona orientale dell’oppidum, compare l’altro Rio (attuale Rio del Piano, che fu canalizzato e interrato a metà del 1800).

Davanti all’oppidum vi è una piccola frazione di capanne celtiche e una piccola casa con il tetto in tegole romane, è la zona del “Bricco Basso” dove abita Oviconio Euscarbio. Da questa posizione non si vedono le due grandi ville romane (Villa Laberia, che avrebbe potuto essere nella zona dell’attuale via Roma, ma non ci sono dati storici al riguardo e Villa Cornelia, che diede anche il nome alla regione Cornegliana, i cui resti furono trovati dal Conte Bernardino della Morra di Lauriano, dietro al suo palazzo, attuale zona della scuola materna).

Nella zona nord vi è il Bodinco (fiume Po dove è così profondo da essere navigabile) in cui si intravvede una piccola nave a vela.

Nei prati verso il fiume, spesso alluvionati, si nota un gregge di pecore: Bodincomagus, con la sua famiglia Oviconia (ovis = ovini) il cui nome, grazie alle epigrafi, è giunto fino a noi, fu per millenni un passaggio (traghetto) per la transumanza degli ovini, in alcuni casi dalla zona del cuneese a quella delle valli di Lanzo. Il suffisso “magus” (mercato) può indicare che qui, zona in cui le greggi dovevano aspettare il transito del fiume, con traghetto o guado, il mercato fosse in particolar modo basato su tale allevamento (l’agricoltura e la viticoltura si svilupparono soprattutto in epoca romana).

Sullo sfondo vi sono le colline del canavese e poi le Alpi.


Storia tratta da:

Sergio Sapetti Eriros – Eco di voci – su Amazon

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