Ho imparato a salutare, a ringraziare, a chiedere permesso, usando le parole e la forma, perché mi hanno detto ed ho capito che agli altri non bastano uno sguardo e un respiro, uno sfiorarsi di mano, per “leggere i pensieri”.
Ho imparato ad essere riservato, evitando di dire ciò che vedevo nella loro anima, perché mi hanno detto ed ho capito che gli altri non lo fanno.
Poi, adolescente isolato e alieno, per poter essere me stesso, da adulto, ho trasformato “chi sono” in un lavoro.
Adesso posso parlare e gli altri mi chiedono: “Ma come fai?!”
Sergio Sapetti – Ricordi di altre vite


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