Decalogo: Riconosci il tuo parassita umano

riconosci-il-tuo-parassita-umanoIl comportamento “predatore” è umano, il comportamento “parassitario” è vizioso.

Predatori si nasce, parassiti si diventa, perciò i parassiti umani sono persone fragili, disoneste, pericolose, e costituiscono gli anelli deboli della società.

Compito del predatore è di cacciare e sopprimere gli anelli deboli per mantenere la robustezza della specie.

Ogni tipologia di parassita umano ha delle caratteristiche simboliche che la contraddistingue:

  1. Sanguisuga: vive sfruttando gli altri, li usa fin che gli fa comodo, cioè fin che gli danno nutrimento, poi li abbandona cercando altri malcapitati. Per agganciarsi all’ospite utilizza degli “uncini”, cioè dei ganci curvi che permettono di mantenerlo attaccato fin che serve e di staccarsi appena non gli servono più. Lo si riconosce perché quando ti chiede un favore (succhiandoti energia vitale) ti senti male, indisposto. Il suo aspetto è di persona forte, determinata, combattiva in modo da apparire carismatico: dà ordini e non chiede favori. Chi ci casca non tiene conto del proprio malessere (indice che è un rapporto sbagliato), ma si prodiga per mettersi ubbidiente al suo servizio. Il rapporto va avanti fino a che il parassita ne trae giovamento, quando l’ospite non è più di suo gradimento, lo abbandona al più presto per attaccarsi ad un altro.
  2. Ameba: questa forma di parassita si comporta in maniera differente dal primo. Assume un aspetto afflosciato, come uno straccio bagnato che si appiccica all’ospite, inglobandolo. Ha un colore trasparente per sembrare innocuo, ma lo si riconosce perché è così vischioso che non ce lo si toglie più di dosso; più lo aiuti, più ti invischia in una melassa dolce e un po’ melanconica. Assumendo un aspetto da debole vittima, attira coloro che abbisognano di sentirsi filantropi e pensano di far del bene, aiutandolo. In piemontese si dice “munia quacia” cioè monaca che fa la chioccia, quella donna (ma nella realtà può essere anche un uomo) che cerca di attrarre lamentandosi di gamba sana per far maturare le proprie uova, senza muoversi dal suo nido, mentre altri le portano cibo e sicurezza.
  3. Colono: la sua forza è nella capacità di radicarsi ad un territorio. Arriva con atteggiamento riservato, quasi scusandosi per la sua presenza, poi inserisce una prima piccola radice nel tuo territorio e da quel momento inizia a darti aiuti non richiesti ed a colonizzarti, radicandosi sempre più profondamente e stabilmente. Il “cespuglio esterno”, cioè ciò che si vede apparentemente, è poco appariscente, neutro o trasandato. A volte si veste in modo sciatto ed è fastidioso come un mendicante. Chi non lo scaccia, se lo ritrova in casa. Lo si riconosce quando scopriamo di non essere più liberi di agire come vogliamo nel nostro territorio perché lui ci circola e agisce a suo piacimento, senza chiedere il permesso e rispettare la privacy altrui.
  4. Impollinatore: è un parassita apparentemente più subdolo perché vive nell’aria e si muove di continuo. La sua presenza è sporadica, ma quando passa, come una folata di forte vento, cambia il paesaggio di un territorio, apportando delle modifiche che vanno a suo favore. Ci si accorge di lui non tanto per la sua presenza quanto perché, dopo che è passato, nulla è più come prima (le coppie entrano in crisi, i figli si allontanano dai genitori, le relazioni tra colleghi peggiorano ecc.). Avendo indebolito i rapporti umani, l’impollinatore trarrà vantaggio da coloro che, plagiati dal suo fugace passaggio, andranno essi stessi a cercarlo e gli daranno nutrimento, vedendo in lui un liberatore.
  5. Iena da guardia: cerca di assomigliare ad un cane da guardia. Vive nei pressi del suo “padrone”, senza importunarlo troppo, ma facendosi vedere presente e contento quando è richiesto il suo aiuto. Ringhia contro chiunque si avvicini troppo al territorio del padrone, si procura viveri e glieli porta. Sembra… ma non è un cane da guardia! È una iena, è un animale selvatico, sgraziato, violento, fedele solo ai suoi ideali. Si presta ad assumere un aspetto differente perché sfrutta il potere delle persone importanti, ottenendone in cambio influenza, informazioni (è un’ottima spia al servizio del suo clan) e protezione. Proprio questo punto permette di individuarlo come parassita, perché il cane da guardia si sacrifica per il proprio padrone e gli appartiene integralmente, mentre questo individuo ne ottiene soprattutto benefici quando, facendosi emeritamente gli affari suoi, si caccia nei guai. Se il padrone cambia ruolo o se ne va, lui trova il modo di attaccarsi al padrone successivo.
  6. Ancora di ghiaccio. È un parassita stranissimo perché inizialmente la sua forma è “acqua”, fluida, fresca, limpida. È piacevole, nutriente, e l’ospite, narcisisticamente, può specchiarsi dentro, innamorandosi del proprio aspetto riflesso e immergendovisi totalmente. Ma come l’acqua che, al contrario delle altre sostanze, quando ghiaccia aumenta di volume anziché concentrarsi in spazi più piccoli, così questo parassita più aumenta il legame e più diventa voluminoso, freddo e statico. L’ospite resta incastrato nell’ancora di ghiaccio dove si è immerso, cedendo gradualmente tutto il suo calore vitale cosicché, quando si è completamente svuotato, l’acqua, riscaldata, ridivenuta fluida e può passare ad altro ospite, mantenendo inalterato il suo aspetto originario. Lo si riconosce perché la vigoria iniziale con cui si presenta va via via scemando, e intanto, in modo subdolo ma costante, ci si accorge di non essere più tonici e vitali come prima, scoprendo che la propria energia va sempre più a beneficio del legame e non per obiettivi esterni.
  7. Ragno: più che un parassita è un predatore strategico che costruisce un territorio personale particolare, basato spesso su concetti fragili ma che attirano l’attenzione. I successi professionali, i titoli accademici, le prestazioni eccezionali possono anche avere un fondamento reale, ma sono spesso originate da eventi sporadici che poi lui ha saputo abilmente ingigantire. Grazie alla sua tela, attrae la vittima da parassitizzare, non importa chi sia, perché chi cade nella tela, va bene comunque. Può essere considerato un parassita perché se la preda non riesce a sfuggire, lui la imbriglia sempre più, affascinandola con i concetti che l’hanno attratta, ed ottenendone quindi delle risorse che lei, spontaneamente, se non fosse stata plagiata, non gli avrebbe concesso. Lo si riconosce se lo si osserva in profondo, perché, come fosse una ragnatela, il suo “curriculum” presenta enormi buchi e poca sostanza.
  8. Fuoco di paglia: è un parassita che compare improvvisamente nella vita di qualcuno, si presenta come uno di famiglia (o del gruppo lavorativo o sportivo), dice e dà qualche dimostrazione di essere abilissimo e utilissimo per il bene comune, insiste per essere partecipe a progetti nuovi, magari proposti da lui medesimo, poi, all’improvviso, scompare. Che ha ottenuto? A volte ha ottenuto la fuga dalla sua meschina realtà, cercando disperatamente una boccata d’aria in un altro ambiente. Altre volte, essendo uno che vive di apparenza, grazie a queste continue esperienze si impratichisce un po’ di tutto, in modo da poter vivacchiare ora a spese dell’uno, ora a spese dell’altro, sempre promettendo e mai mantenendo. Lo si riconosce perché quando se ne va via, come fosse stato un ladro, ci si accorge di quante notizie, energie e sostanze gli si è dedicato in pochissimo tempo, avendo in cambio praticamente nulla.
  9. Vulcano di idee: è un parassita dal carattere possente, non si stanca mai, sa fare di tutto, è esperto di tutto, non c’è lavoro che non abbia svolto, non c’è argomento che non conosca. In realtà è un “bambino capriccioso ed egoista che non è mai cresciuto”, perciò quando si mette in testa una cosa la deve ottenere a tutti i costi ma, non potendo farcela da solo, la sua abilità sta nel convincere gli altri ad essere partecipi ed operativi alla sua causa, promettendo loro incredibili carriere e guadagni stratosferici (che mai otterranno…). È un ottimo venditore, arido e senza scrupoli, è anche esperto di sopravvivenza, quindi sa realmente barcamenarsi un po’ in ogni campo, ma anche in tal caso, come per il fuoco di paglia, se lo si esamina a fondo ci si rende conto che ha sapientemente abbellito una preparazione raffazzonata. Riesce a parassitizzare coloro che, per disperazione, illusione o essendo anch’essi parassiti, sperano in un qualche losco tornaconto, accettando i continui cambi di idee, dovuti al fatto che il progetto originale va modificato di continuo perché era campato in aria e non si poteva realizzare con un’accozzaglia di ignoranti. In genere colpisce i disperati che vivono di espedienti perché gli altri dopo un po’ si accorgono della truffa e lo abbandonano.
  10. Autolesionista: apparentemente può avere qualunque aspetto ed assumere qualunque ruolo, con lui l’ospite si sente valorizzato, stimato, apprezzato emotivamente. Quando si ha un distacco, l’ospite si sente un po’ più solo e ricorda con nostalgia i momenti passati insieme al parassita. Ad un certo punto al parassita capita un guaio che lo rende apparentemente debole, vulnerabile e ciò stimola ulteriormente l’ospite a prestargli qualche favore superficiale. Quello è il momento in cui il parassita mette occultamente i veri ganci! Passa del tempo, tutto scorre apparentemente fluido e tranquillo, addirittura il parassita scompare, prendendo altre strade di vita. Poi, all’improvviso, eccolo spuntare dal nulla e chiedere l’aiuto consistente, tangibile, oneroso dovuto al fatto che ha subito un danno enorme, improvviso, inaspettato (in realtà causato dal suo comportamento doloso, messo in atto volontariamente per guadagnarci su). Come si fa a dirgli di no?! Non si è mai comportato male, si è sempre stati in armonia, non ci sono motivi per presumere che vi sia in atto un comportamento vizioso. Invece il parassita ha meticolosamente selezionato l’ospite ideale per supportarlo in qualche suo losco traffico, in modo che, avendo a suo favore la garanzia di una persona insospettabile, egli stesso possa essere considerato onesto. L’ospite avrebbe già dovuto accorgersi che in presenza del parassita vi era una perdita di energia, ma è quando avviene la richiesta “finale” che si sente di colpo svuotato, avvilito, immobilizzato.

Ognuno di noi ha alcune  delle caratteristiche suddette. Tutti ci possiamo riconoscere di più o di meno in questi comportamenti.

Più spesso capita che ci si riconosca nelle “vittime” del parassita e dal decalogo si scoprano le peculiarità di chi ci ha rubato energie.

 

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