Il sapore della magia che genera il destino

Prevedere il futuro? No grazie, preferisco “crearlo”.

La parola “sapere” ha origine dall’antico da “sapore”, che è una qualità del cibo, percepita in contemporanea dal senso del gusto e da quello dell’olfatto.

La radice di sapere è “sak” che ha il significato primordiale di “scorrere, annodarsi” (e da cui deriva la parola “succo”). Il nodo è il simbolo della “magia antico egizia”, rappresenta la tensione di una corda arrotolata che obbliga a trattenere il fiato, cioè a fare un vuoto, per essere poi in grado di inspirare. Se non c’è prima una tensione che crea un vuoto, non si può respirare, perciò non si può vivere.

In senso trascendente il gusto fisico del nutrimento corporeo, diventa odore incorporeo, nutrimento per la mente.

Il movimento della lingua aiuta l’elaborazione del cibo fisico, il cibo nutre il corpo e quindi anche la mente. La mente produce dei pensieri che si manifestano nella comunicazione verbale, creando un ciclo che ha per centro il movimento della lingua, la cui punta esprime la vitalità dell’energia del cuore.

Il gusto, elemento sottile del nutrimento, stimola la mente, così come nelle offerte sacre agli “Dei”, il cibo fisico si sublima nel nutrimento per l’anima. Il “succo” indica la “forza” (fisica e trascendente) che è presente nel cibo la cui origine etimologica profonda significa “colare” (separando la parte più fluida del nutrimento, cibo per l’anima, da quella grossolana, cibo per il corpo).

Se si medita in profondo sul significato sottile dello stato d’animo (cibo per la mente) percependone il sapore (qualità dei propri sentimenti), estraendone il succo (l’essenza che nutre l’anima), si entra in sintonia con la propria origine trascendente, aldilà dei margini di questo spazio e tempo, creando un circolo virtuoso che dall’esperienza fisica si connette con il percorso spirituale e si chiude in un anello che dallo spirito nutre la vita materiale, generando il futuro in armonia con il percorso divino.

Ci si trasforma da chi, ignorante, spera di conoscere in anteprima il futuro, non riuscendoci e patendone comunque le conseguenze in modo passivo, a chi, saggio (cioè colui che ha la capacità di soppesare tramite l’assaggio), è madre cosciente del proprio destino.

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