Menefreghismo e violenza alle donne

Un donna si sente osservata e seguita mentre cammina lungo una strada.

Si accorge che un uomo sconosciuto la pedina; lei accelera e poi si mette a correre, lui la insegue fin dentro un portone. Lui la raggiunge, lei grida ma lui la blocca la picchia, la violenta e la uccide. Poi se ne va indisturbato. Non verrà mai scoperto l’autore di questa aggressione e violenza mortale.

Questa è una storia vera, accaduta alcuni anni fa, e potrebbe apparire purtroppo simile a tante altre, ma il contesto in cui è avvenuto il fatto lo ha reso un esempio. Infatti, la vicenda avvenne in un orario di punta, in strade trafficate e frequentate, durò per più di un’ora, ci furono decine di testimoni, ma nessuno intervenne in soccorso della donna!

Ogni testimone si scusò dicendo: “Pensavo che facesse qualcosa qualcun altro”.

Quando si è aggrediti, così come quando si è vittima di un incidente o di un sopruso, è importante chiedere aiuto non solo a voce, bensì andando verso la prima persona presente, stringendole un braccio, guardandola negli occhi e manifestando il bisogno di essere aiutati.

Se si è chiamati in causa in maniera diretta, i presenti possono poi decidere di non far nulla, ma a quel punto è loro responsabilità aver rifiutato il soccorso ad una vittima indifesa.

Un uomo quando si comporta in modo arrogante, presuntuoso, violento nei confronti di una donna, non rispettandone la dignità, non dando valore e importanza all’incolumità dell’altra persona, non portando il dovuto rispetto, lo fa perché in lei può finalmente proiettare all’esterno l’enorme disagio che già in se stesso lui ha verso le qualità femminili della vita. Ogni uomo è dotato di sensibilità, di empatia, di emotività, e la donna evoca questi lati caratteriali che invece lui vorrebbe dominare, per poter continuare a condurre una vita razionale, logica, controllata.

Se l’uomo accettasse il suo stesso lato femminile, lo amerebbe, lo apprezzerebbe e ne trarrebbe forza, invece, per dimostrarsi all’altezza di stereotipi maschili propagandati da un’educazione ignorante e bigotta, si costringe ad assumere sempre un atteggiamento attivo e dominante, rinunciando e sottomettendo le sue qualità femminili (così come lui stesso, in un ambiente prettamente maschile, è costretto ad essere prevaricato e dominato dai maschi più forti).

Non appena ne ha la possibilità, se non ci sono regole etico-morali a frenarlo, l’uomo cerca di approfittarsi della donna che maggiormente si presenta come potenziale immagine di ciò che lui sente e rifiuta in se stesso, arrecando a lei violenza, per sedare in sé l’emotività.

L’emozione è vita, l’uomo che rifiuta la parte sensibile di se stesso, s’inaridisce e i frutti delle sue azioni potranno anche essere logici e razionali, ma avranno sempre una natura perversa, perché è nata da un vizio.

“One of my students was attacked in Stellenbosch and held at knife point. She went into shock but absorbed everything and managed to disarm the attacker and fight back and survive with only a little cut and some bruised hands. Thank God for keeping her safe”.

Tratto da True Krav Maga Cape Town

Immagini tratte dai dipinti di Costanza Costamagna.

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