Vi è un filo conduttore che lega Bodincomagus – Lauriano con le vallate alpine di Balme e con quelle cuneesi di Alba e Bra.
Il ramo di famiglia dei Sapetti da cui provengo è originario di Bra (Verduno, Pollenzo, Alba), ma un’alta presenza di Sapetti è anche segnalata nella Valle di Lanzo. La linea di transumanza degli ovini che dal cuneese migrò (e per certi percorsi ancora migra) nei cambi stagionali, per trasferirsi nel periodo primaverile ed estivo nelle zone alpine, ha vari punti di guado del Po, uno di questi, uno dei più importanti, fu quello di Bodincomagus (oggi Lauriano).
Lo scrittore e storico di Balme Giorgio Inaudi ha studiato le usanze di Balme, trovandole dissimili da molti altri villaggi della montagna piemontese. Oltre a delle caratteristiche “tecniche” locali derivate dalla sicurezza (ad esempio ogni paese ha la dimensione delle mulattiere e delle slitte fatte su misura, in modo che i vicini, nei lontani tempi di miseria, non potessero rubare la legna di nascosto) ve n’è un’altra che, senza avere per ora dati sostanziali da farne una vera statistica, lascia però già una certa similitudine nei tre luoghi suddetti:
a Balme, Lauriano e Pian dei Biglini (Alba) si sa che con certezza nei secoli passati i contadini in inverno dormivano nella stalla dei bovini, per riscaldarsi.
Viceversa, dagli studi e osservazioni di Giorgio Inaudi, si evince che vari altri luoghi limitrofi non abbiano la stessa usanza e la stalla sia sempre a una certa distanza dall’abitazione. A Lauriano questa caratteristica si trova solo in una casa padronale del XVII secolo, le case contadine più moderne arrivano ad avere in genere la stalla adiacente la casa (e condivisa con essa in caso di necessità per ripararsi dal freddo, sfruttando il calore animale).
Queste poi le parole di Giorgio Inaudi, sulle leggende dei pastori: “In un remoto passato i montanari delle valli portavano le pecore a svernare nelle Langhe e nel Monferrato, dove brucavano le erbacce tra i filari delle viti….avvenivano anche scambi “culturali”, tra bevute varie…. A Balme si raccontava che in uno di questi paesi c’era una masca [una strega] che sapeva tutto quello che succedeva a Balme…”
Ne approfondiremo in seguito l’argomento, magari unendolo ad uno studio più specifico delle migrazioni dei Goti di Alarico nel V secolo, quando, dopo l’assedio di Milano, nella primavera del 402 scesero verso Asti (punto più agevole per l’attraversamento del Tanaro), inseguiti da Stilicone. Questa discesa portò alla battaglia di Pollenzo (Pasqua 402) con la successiva ritirata dei Goti verso Verona. L’importanza dell’evento in questo contesto è che sia Alarico sia Stilicone, l’uno provenendo da Milano, l’altro dalla Rezia (Svizzera), attraversarono il Po in questa nostra zona. Si tratta di decine di migliaia di persone (uomini in arme, famiglie, carri, “armi e bagagli”) perciò necessariamente dovettero sfruttare una delle zone più adeguate nel traghettamento. Industria, la città colonia romana, “nutrita” dall’antico villaggio celtico di Bodincomagus (Lauriano), era senza ombra di dubbio uno dei più adeguati ed attrezzati punti per l’attraversamento del Po in primavera e il periodo corrisponde anche ad una tipica epoca di transumanza. La coincidenza del percorso, delle infrastrutture, dei nomi, delle usanze, delle leggende (ve ne sono altre che si “raccontano” in modo simile sia in val di Lanzo che nel Monferrato albese) indicano l’intima unione di questi luoghi che hanno come punto cardine fondamentale l’attraversamento del Po, in molti casi, proprio qui, nella nostra sede storica laurianese.
Guarda il reel con le immagini Google di Laberianum


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