Pensiero: bellezza

Bellezza
(pensiero)

La bellezza attrattiva, quella che fa anche innamorare, quella che ti prende dentro la pancia e affascina, ha una grande relazione con l’aspetto fisico, ma è molto legata al sottile.
Ci si unisce in modo aderente (come chiocciole) perché si convibra con uno sguardo profondo, aperto a volte su abissi, altre volte su stupende costellazioni, si respira il reciproco respiro, con la felicità dell’attesa per un nuovo incontro, per una nuova condivisione, per un nuovo sogno da camminare insieme.
A questo punto, anche le asperità del corpo, diventano stupende colline su cui scrivere indelebilmente con sussurri di labbra sulla pelle.
Questa è la vera bellezza.
Quando un rapporto finisce, c’è un dolore particolare, fisico. L’inconscio comunica qual è la realtà e con i sogni ci suggerisce il miglior modo di agire, ma smaltire ed eliminare residui inutili, legami frusti, brandelli di passato, fa comunque male.
Tanto più c’è stato coinvolgimento emotivo, tanto più il corpo e la mente (che del corpo ne fa parte) si impregnano di tale presenza e si ostinano ad abbracciare delle esuvie ormai vuote, negando la realtà perché il dolore verso un’illusione inventata appare essere più controllabile e quindi accettabile, rispetto ad ammettere la verità ingestibile ed indigeribile.
Rendendosene conto, da soli, con le proprie competenze, fino ad un certo punto, o meglio ancora con chi ci fa riflettere, siamo in grado di superare tali traumi, pur soffrendo angosciosamente.
Alcuni però non ci riescono, o non vogliono riuscirci. “Incistano” e sedimentano nel profondo un ricordo “fantasma”, idealizzato, creando delle zavorre, demoni pesanti che poi trasportano nelle nuove relazioni.
La soluzione è nel “noi”: è vero che senza la volontà individuale, non ci si può riuscire, ma senza il noi, non ha senso riuscirci per poi ritrovarsi isolati in un oceano di solitudine. Scucire gli utopistici legacci che ci serrano gli occhi del cuore, coperti da una maschera colorata da atteggiamenti di maniera, che ci impedisce di vedere la realtà, è l’unica via che permette di spostare lo sguardo dall’oscuro baratro interiore, reale contenitore, riempito da finzioni, alla luminosa realtà esterna, dove probabilmente ci sono altre anime in paziente attesa del nostro risveglio.
Togliere la maschera fa male e fa vergognare di se stessi, perché ci si sente nudi, con le proprie fragilità, di fronte agli altri che ci appaiono come sconosciuti e invasivi, in quanto, abituati al lungo buio interiore, siamo abbagliati dall’improvvisa luminosità del mondo esterno.
Si sceglie un’esistenza vissuta in un cassonetto dei rifiuti in cui ci si rifugia per sentirsi sicuri e protetti, e si rinuncia ad una vita responsabile, attiva, in continuo cambiamento, perché il mondo è dinamico ed incontrollabile. Meglio le sofferenze certe dell’angusto fondo della voragine che l’incertezza dell’immenso universo. Oppure si sceglie di camminare e costruire nel noi, in tanti noi che percorrono gli stessi momentanei tragitti, ma per procedere, ci va volontà, essendo consapevoli che, essendo “erranti” si può anche “errare” e quindi, soffrire.
Ama et labora, esprimi la tua arte, tendendo sempre verso la vera bellezza, quella smascherata. 🐌

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