Nuove poesie: maschere

Tanti anni di esami grafologici, di sostegno alle persone, di supporto per dei fondamentali cambiamenti di vita, mi hanno permesso di conoscere animi virtuosi, che con tenacia e volontà hanno affrontato le grandi sofferenze dell’esistenza, superandole con onesto stato d’animo volitivo. Ma per tanti altri, mi accorgo, il comportamento è quello della sterile lamentela, del proiettare il loro disagio irrisolto su altre persone che ne subiscono la prevaricazione, di ignorare le sagge richieste della coscienza. Dedico perciò questa nuova poesia a chi si spoglia facilmente dagli abiti, ma indossa eterne maschere.

Maschere

È più semplice spogliarsi dagli abiti che dalle maschere.

Nel buio torpore della coscienza dormiente

ti denudi da inutili arredi

e mostri la tua apparente ingenuità.

Proiettandoti su opachi specchi silenziosi,

di fronte ai consenzienti testimoni del tuo monologo,

ti esibisci con pudica padronanza

e ostenti il falso desiderio di mutare.

Improvviso, dal nulla, sbuca Esso, spregiudicato,

che penetra l’esuvia,

che affonda nello sguardo

che congiunge l’anima.

Il pianto si blocca nella gola,

lo stomaco serra il respiro in una morsa,

il fiato si inchioda,

il cuore palpita frenetico,

schiantato da visceri contorti.

La coscienza si sveglia, angosciata.

Pigra, la testa dolente risolve il problema:

– spegne la luce –

 la coscienza plagiata è di nuovo assopita.

È più semplice spogliarsi dagli abiti che dalle maschere.

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